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   IL LABIRINTO

 DIABOLICO SENZA ETA' SENZA SPAZIO E SENZA TEMPO
Updated 6/6/2006
Updated 6/1/2006
August 21

GRAZIE !!

SONO GIULIA,
MI AVETE CHIESTO IN NUMEROSI COSA NE SAREBBE STATO DEL BLOG DI WALTER, ED  ALTRETTANTO NUMEROSI, MI AVETE ANCHE CHIESTO DI NON CHIUDERLO :
IL BLOG DI WALTER, NON SI CHIUDE !
ENTRO ED ESCO DA QUESTO SPAZIO, CON UNA SORTA DI ACCANIMENTO IRRAZIONALE, COME A VOLERMI CONVINCERE CHE PRIMA O POI, TROVO UN NUOVO POST, UN NUOVO SORRISO, UN NUOVO INTERVENTO A CUI LASCIARE UN  MIO COMMENTO.
POI, REALIZZO, AMARAMENTE... REALIZZO CHE  I SORRISI, GLI ABBRACCI, I COMMENTI, SONO TUTTI DENTRO IL MIO CUORE !
ED ANCHE NEL VOSTRO, VEDO... VI TROVO QUA', VI TROVO NEL MIO BLOG...
E' TRISTE, RAGAZZI... TRISTE E  DURISSIMA QUESTA PROVA  CHE  DEVO AFFRONTARE. IL VOSTRO AFFETTO E LE VOSTRE TESTIMONIANZE  MI EMOZIONANO E MI FANNO  MAGGIORMENTE COMPRENDERE  QUALE PERSONA SPECIALE ABBIAMO CONOSCIUTO. ABBIAMO RISO, SCHERZATO, GIOCATO, ABBIAMO RIFLETTUTO TUTTI, CON WALTER ...
QUANTO AFFETTO DA PARTE VOSTRA IN QUESTI GIORNI, E NON SOLO. LE VOSTRE TELEFONATE, LE  E- MAIL, I COMMENTI... MI STANNO AIUTANDO A VIVERE.  GRAZIE !!
VE LI RICORDATE TUTTI I NOSTRI SCHERZI, VERO ?
E, QUELLA VOLTA CHE VI ABBIAMO " COSTRETTI" A SALTARE DA UN BLOG  ALL' ALTRO PER UN NOSTRO GIOCO IMPROVVISATO DI  " DOMANDE E RISPOSTE " ? TUTTE LE SITUAZIONI CHE SI SONO MANO A MANO AVVICENDATE E CHE HANNO FATTO  SI, CHE UN RAPPORTO  D' AMICIZIA CHE DURAVA  DA QUASI UN ANNO, EVOLVESSE IN UNA GRANDE, BELLA, STRAORDINARIA STORIA D' AMORE... LE PROMESSE, I PROGETTI, L' AMORE VISSUTO CON LA MATURITA' E LA SERIETA' DI  DUE " VECCHIETTI" CHE AVEVANO TANTE COSE DA DIRSI, MA  CHE IL TEMPO, LA VITA, HANNO INTERROTTO BRUSCAMENTE. ABBIAMO VISSUTO CON INTENSITA' E GIOIA IL TEMPO CHE CI E' STATO CONCESSO, MA A ME WALTER MANCA TERRIBILMENTE ! MANO A MANO CHE I GIORNI PASSANO, MI RITROVO AD ASPETTARE LE SUE TELEFONATE, LE SUE  RISATE, IL SUO PRENDERMI UN PO' IN GIRO... VIENE NOTTE, ED IO NON  RIESCO AD ANDARE A DORMIRE... LO FACEVO SEMPRE DOPO LA SUA TELEFONATA CON CUI MI AUGURAVA LA BUONANOTTE ... SAPETE UNA COSA ? QUANDO FINIVA DI LAVORARE, RIENTRANDO A CASA SUA, ERA SOLITO METTERE LA PIASTRA SUL FORNELLO PER CUCINARSI UNA BELLA BISTECCONA ... NEL FRATTEMPO, MI CHIAMAVA AL TELEFONO DIMENTICANDOSELA SUL FUOCO... BEH, REGOLARMENTE, DOVEVO DIRGLI  : "
AMORE, NON E' CHE PER CASO HAI FUSO LA PIASTRA ? IO SENTO ODORE DI BRUCIATO ATTRAVERSO LA CORNETTA !! " L' ACQUA CHE BOLLIVA PER LA PASTA, POI, NON NE PARLIAMO... SE LA RICORDAVA QUANDO ORMAI IL SALE CHE  AVEVA MESSO DENTRO, INCOMINCIAVA A SCOPPIETTARE SUL FONDO DELLA PENTOLA ORMAI " SECCA " !
QUANTI RICORDI, QUANTI RIMPIANTI, QUANTO DOLORE, RAGAZZI MIEI ... SPERO SOLO DI FARCELA !!
GRAZIE PER LA PAZIENZA, E... VE LO PROMETTO :
QUESTO E' IL BLOG DI WALTER E LUI NON VI AVEVA  ABITUATI A QUESTE TRISTEZZE, QUINDI, DATEMI UN PO' DI TEMPO E... INSOMMA, NON SO SE BASTERA' DAVVERO UN PO'  DI TEMPO, MA QUALCOSA TROVERO' DA SCRIVERE IN QUESTO  SPAZIO. QUALCOSA DI DIVERSO  E CREDO MI PERDONERETE SE NON SEMPRE MI RIUSCIRA' .
 
AUGURO A TUTTI UNA NOTTE SERENA E PASSO A  SALUTARVI CON IL " NOSTRO SALUTO " !
 
UN SORRISO, UN GRANDE ABBRACCIO E TANTI BACIOTTONI .
 
CI RACCOMANDIAMO... FATE I BRAVI !!
 
 
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VI VOGLIO BENE,
Giulia.
 
August 08

VI LASCIO UNA CANZONE

AMICI CARISSIMI
PARTO, E NON SO QUANTI GIORNI STARO' VIA.
VOLETE SAPERE DOVE VADO?
NON VE LO DICO EHEHEH, MA AL MIO RITORNO VI RACCONTO TUTTO.
NEL FRATTEMPO VI LASCIO UNA CANZONE (ALLA QUALE HO CAMBIATO LE PAROLE) CHE DEDICO A TUTTI VOI, PER LA VOSTRA AMICIZIA, PER LA VOSTRA SIMPATIA E PER TUTTE LE COSE BELLE E LE EMOZIONI CHE MI AVETE REGALATO FINO AD ORA.
GRAZIE A TUTTI E A RISENTIRCI PRESTO!
UN SORRISO E UN GRANDE ABBRACCIO A TUTTI!!!
 
 

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E VISTO CHE MI SONO POTUTO COLLEGARE:

NE APPROFITTO PER

AUGURARE A TUTTI UN BUON FERRAGOSTO!

E MI RACCOMANDO FATE I BRAVI!

A PRESTO,

WALTER

August 06

GIORGIO GABER

 

GIORGIO GABER

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È bene chiarire subito che l'importanza di Giorgio Gaber non si limita al solo campo musicale. Oltre che cantautore è stato attore, autore teatrale, uomo di cultura ma soprattutto uno spirito libero e critico che ha sempre affrontato con ironia, intelligenza e lucidità le contraddizioni del nostro tempo, sia quelle di carattere personale che quelle di carattere sociale.

La prima parte della sua storia artistica si svolge negli anni '60, dove si fa apprezzare come

chitarrista di jazz e rock. In breve diventa uno dei più apprezzati cantanti italiani, partecipa a festival, vende migliaia di dischi e viene scelto come conduttore di alcune delle più importanti trasmissioni televisive di quegli anni.

Al culmine del successo e della popolarità, agli inizi degli anni '70, periodo di tensioni e contestazioni sociali, Gaber comincia a sentire il disagio del suo ruolo, avverte il bisogno di un senso diverso e di un rapporto più diretto col pubblico, unito alla voglia di esprimere liberamente le sue idee senza i condizionamenti tipici del mercato discografico e i limiti del mezzo televisivo. La sua scelta è difficile ma coerente e coraggiosa. Inizia la seconda parte della sua vita artistica: si allontana definitivamente dalla televisione e dal circuito discografico e dà vita al cosiddetto "Teatro Canzone", una formula innovativa che alterna canzoni e monologhi. Questi spettacoli, che Gaber per 30 anni porta nei teatri di tutta Italia con sale sempre esaurite, sono scritti a quattro mani con l'amico Sandro Luporini, affermato pittore viareggino.

Sul palcoscenico Gaber si presenta solo senza alcuna scenografia cantando a volte con basi pre-registrate, altre volte con i musicisti nascosti dietro al sipario. Tutto ciò contribuisce a esaltarne il grandissimo carisma scenico. Nei suoi spettacoli Gaber descrive l'evolversi della società italiana toccando i più svariati argomenti: famiglia, amicizia, sessualità, solitudine, amore, coscienza individuale, ma anche politica, economia, istituzioni, religione, mass-media, ecc.

Ogni argomento viene affrontato con grande onestà intellettuale e portato sul palco con un'energia comunicativa non comune. Gaber e Luporini scavano nella realtà quotidiana senza la presunzione di proporre soluzioni ma con il semplice intento di insinuare il "dubbio" in chi ascolta.

 

August 04

GABRIELLA FERRI

 

GABRIELLA FERRI

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... se Anna Magnani ha dato volto a Roma,
Gabriella Ferri ha dato voce a questa città ...

SEMPRE

Uno dei brani più intensi della Ferri
"Ho dei periodi no, dei periodi no esistenziali per cui ogni tanto mi ritiro. Però, quando rifiorisco mi piace molto ritrovare il lavoro, perché è la mia vita. E poi con questa 'vociaccia' che mi ritrovo..

 

Qualche giorno prima che la "Voce de Roma" tacesse per sempre, è uscita su
"Il Manifesto" una sua intervista nella quale, tra l'altro, diceva.

«È ancora incredibile la popolarità e l'amore che mi dimostra la gente. Ora
abito non più a Campo de' fiori, ma quando torno al mercato, perché dopo trent'anni
mi manca ancora, la gente mi abbraccia. Ma ciò che mi manca di più è proprio il
canto. Per me cantare è parlare della vita, dell'amore, è darmi completamente e
devo dire che questi otto anni sono passati per colpa della mia severa
autocritica, tipica di una Vergine ascendente Sagittario.

Gabriella era una GRANDISSIMA Artista, di quelle che sanno veramente arrivare
cuore ed alle viscere di chi ascolta le emozioni che esprimono..

Perchè sono emozioni VERE, non mediate dalla teatralità..

Gabriella Ferri

era molto di più di una cantante romana... Ai trilli, ai gorgheggi alle
mezzevoci di un Claudio Villa e similari, lei aveva contrapposto la rabbia, la
disperazione, il dolore che aveva dentro, spesso nascosti con lo sberleffo e
l'ironia, dietro al quale l’animo romano nasconde il suo soffrire, la sua rabbia..

 

Ciao Gabriella.. Chi ti ha amata non ti dimentichera!

Ciao Gabriella.. E GRAZIE!

August 01

LUIGI TENCO

Io sono uno che parla troppo poco,

questo è vero,

ma nel mondo c’è tanta gente

che parla, parla, parla sempre,

che pretende di farsi sentire,

e non ha niente da dire.

(Luigi Tenco)

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Parlare di Luigi Tenco oggi non è facile, soprattuto quando si tende a ricordare uno dei più importanti, grandi e poetici cantautori del dopoguerra principalmente per la sua fine suicida quando, in realtà, la sua musica da sola sarebbe sufficiente ad annoverarlo tra i più rilevanti artisti italiani.

Tenco è sicuramente uno dei più rilevanti interpreti delle inquietudini e delle ebollizioni di quel periodo storico; l'incongruenza culturale di alcune sue riflessioni e la fragilità "politica" di alcuni testi non può limitare l'analisi di un cantautore che non ebbe il tempo (morì a soli 29 anni) di mettere a fuoco la sua poetica. Non bisogna dimenticare le prime traduzioni, successivamente anche tra i primi a cantarlo, di Bob Dylan (quello di "Blowin' in the wind" e "The times are a-changin'", canzoni in cui vibrano le urgenze e le contraddizioni dei primi anni sessanta). La scelta della partecipazione al Festival di Sanremo con un pezzo sociale come "Ciao, amore, ciao" risulta, conseguentemente, ancora più incomprensibile.

 

Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita.
Faccio questo non perchè sono stanco della vita (tutt'altro)
ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e una commissione che seleziona "La rivoluzione".
Spero serva a chiarire le idee a qualcuno.
Ciao
.

Luigi

 

Ho voluto dedicare questo brano da me arrangiato e cantato per ricordare chi parlava poco ma che ci ha detto e dato tanto!

 
July 30

FRED BUSCAGLIONE

 

 

FRED BUSCAGLIONE

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Ferdinando Buscaglione in arte Fred (nato il 23 novembre 1921), è stato il cantante più innovativo degli anni cinquanta. In un'epoca in cui la musica leggera italiana era ancora legata a motivi dei decenni precedenti o a rime banali trite e ritrite, Buscaglione irruppe sulla scena con canzoni completamente diverse, come "Che bambola!", "Teresa non sparare", "Eri piccola così". Anche il suo personaggio era completamente diverso: niente aria ispirata e sofferente, nessun gesto romantico o d'effetto con le braccia. Si presentava in scena invece come un personaggio da film, con la sigaretta all'angolo della bocca, i baffetti da gangster e le pose da duro viste nei polizieschi americani.

La leggenda metropolitana narra che in gioventù Buscaglione abbia fatto lo scaricatore al porto di Genova, forse per una sovrapposizione con l'attore che nei primi anni del novecento aveva avuto successo come Maciste e "camallo" lo era stato davvero: Buscaglione, in realtà, era di Torino e aveva seguito studi musicali assai severi. Una formazione musicale duplice, la sua: da un lato, appunto, gli studi presso il Conservatorio Verdi, dall'altro un apprendistato, ancora adolescente, come contrabbassista in orchestrine jazz nei locali notturni della sua città.

Alla fine della guerra è dunque molto attivo sulla scena musicale torinese, suonando in complessi che annoveravano alcuni tra i più importanti jazzisti dell'epoca. L'inizio della sua carriera di cantante si deve all'amico nonché avvocato Leo Chiosso che spingerà Fred ad interpretare lo stesso personaggio confezionato nei loro testi. Un personaggio che mette a macchietta i luoghi comuni sul "vero uomo" americano, un po'
Clark Gable un po' Humphrey Bogard, un duro dal cuore tenero assai sensibile alle maggiorate: il tutto trasferito e riletto in chiave provinciale, all'italiana, senza rinunciare all'immancabile sigaretta nell'angolo della bocca che fa molto America. Si tratta insomma di una parodia elegante e distaccata, intrisa di ironia, anche se il confine tra immedesimazione nel personaggio e rivisitazione ironica è sicuramente molto sfumato.

A questa ambiguità contribuisce senz'altro lo stile di vita dello stesso Buscaglione, quasi una fotocopia di tutto quello che si ritrova nei racconti hard boiled d'oltreoceano, compreso l'amore smisurato per l'alcol (e ovviamente le donne).
Gran bevitore, Buscaglione ha però sempre evitato di cadere nella trappola dell'alcolismo, anche perchè reggere l'alcol è uno dei segni del "vero" duro.

Leo Chiosso intanto insiste perchè Fred incida le canzoni che hanno scritto insieme. Ad introdurli nel mondo discografico è Gino Latilla, anche lui torinese, per il quale la coppia ha scritto "Tchumbala-Bey". Sono soprattutto i giovani a cogliere per primi la ventata di novità introdotta dal duo, oltre a contribuire alla formazione del "mito Buscaglione", premiando le sue canzoni, in tempi di assoluta assenza di battage pubblicitario, con vendite calcolate in circa 980.000 copie di 78 giri, cifra iperbolica per l'epoca. E tenendo in considerazione che l'Hit Parade radiofonica ancora non esisteva...

Buscaglione nel giro di poco tempo entra quindi nell'Olimpo degli artisti più ambiti: lavoro talvolta con formazioni altrui, talvolta con gruppi da lui costituiti e suona molto spesso con musicisti di spessore. E' proprio durante un ingaggio al Cecile di Lugano che incontra la donna della sua vita: Fatima Ben Embarek, una diciottenne marocchina che si cimentava in numeri di alta acrobazia e contorsionismo nel Trio Robin's.

Il "personaggio" Buscaglione, insomma, si impone come un vero e proprio "cult", capace di promuovere imitazioni e modi di fare. Gioco o finzione che sia, sta di fatto che il cantante avvalorava come detto l'immedesimazione anche con comportamenti e "status simbol", ad esempio andando in giro con una Thunderbild rosa confetto holliwoodiana, in un Paese, l'Italia, in cui dominavano le Topolino e le Seicento.

Ed è proprio a bordo di quella macchina che, mentre è all'apice della parabola, va a schiantarsi alle 6.30 di un freddo mercoledì di Febbraio del 1960, contro un camion carico di tufo in una strada del quartiere romano dei Parioli. Gli operai a quell'ora andavano a lavorare, lui rientrava da una notte di bisboccia. Una vita al massimo, insomma, sia nella finzione che nella realtà, e una morte tragica che ha proiettato Fred Buscaglione direttamente nel mito.

July 28

GINO PAOLI

POTEVO DIMENTICARMI DI LUI? 

 

Tutti lo credono genovese, e in un certo senso lo è, Gino Paoli, il cantautore che ha scritto alcune tra le più belle pagine della musica italiana di questo secolo.
Ma, di fatto, l'autore di "Senza fine" e di "Sapore di sale" è nato nel '34 a Monfalcone, in provincia di Gorizia, figlio di un ingegnere navale che nelle ore libere cantava da tenore e di una casalinga che coltivava la pittura e la musica.
Ma è a Genova, dove si è trasferito da bambino, che Gino, dopo aver fatto il facchino, il grafico pubblicitario e - raggranellando più premi che quattrini - il pittore, debutta come cantante da balera, per poi formare un band musicale con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi.
Finché la gloriosa casa Ricordi, che aveva tenuto a battesimo Bellini e Donizetti, Verdi e Puccini, decise di estendere la propria attività alla musica leggera e scritturò questo cantante dalla strana voce miagolante. Nel '60, dopo aver inciso alcuni brani altrui, realizza "La gatta", un brano rigorosamente autobiografico: parlava della soffitta sul mare dove Gino viveva da bohemien con la moglie Anna e vari animali, sfamando la famiglia quando e come poteva.
Il disco vendette 119 copie, poi scomparve e infine tornò tramutandosi, inaspettatamente, in un successo da 100 mila copie la settimana.

Intanto era nata la love story tra Gino e Ornella Vanoni, cantante scoperta da Giorgio Strehler, che convinse il cantautore genovese a scrivere per lei "Senza fine", che la lanciò.

Quindi Mina, sconsigliata da tutti, incise "Il cielo in una stanza", con l'esito che tutti sappiamo.
Seguono "Sassi", "Me in tutto il mondo" ('61), "Anche se" ('62), "Sapore di sale", "Che cosa c'è" ('63), "Vivere ancora" ('64).
Tutti brani divenuti dei classici e tradotti in molte lingue: per "Senza fine", della quale esistono nel mondo circa 300 versioni, Paoli riceve le congratulazioni di Herbert Von Karajan e Hoagy Carmichael.
Grazie a Paoli e ai suoi "quattro amici" nasce così, a Genova, la canzone d'autore, forma di espressione musicale rivoluzionaria che mira ad esprimere sentimenti e fatti di vita reale con un linguaggio non convenzionale; la canzone, insomma, cessa di essere puro intrattenimento e abbandona l'oleografia per diventare forma d'arte a tutti gli effetti.

Ormai lo squattrinato pittore è un cantante famoso. Sboccia un amore con Stefania Sandrelli, 15 anni, lanciata da Pietro Germi in "Divorzio all'italiana", e dall'unione nascerà nel '64 Amanda, oggi attrice, mentre la moglie Anna darà a Gino, quasi contemporaneamente, un figlio, Giovanni, oggi giornalista.

L'anno prima c'era stato il boom di "Sapore di sale", arrangiata da Ennio Morricone con gli interventi al sax di Gato Barbieri.
E tuttavia un pomeriggio d'estate il cantautore ormai ricco e celebre si era puntato una Derringer al cuore. "Volevo vedere cosa succede", spiegherà poi.
Il proiettile è tuttora nel suo petto, come un souvenir. Intanto la fama di Paoli ha oltrepassato i confini dell'Italia.
Il cantautore francese Alain Barrière chiede a Gino di tradurgli in italiano alcuni brani.
Gino, nella cui discografia si trovano versioni da Aznavour, Mouloudji, Ferré, Serrat, accetta, e il risultato è il clamoroso successo di "Vivrò" e di altre canzoni firmate Barrière-Paoli.
Anche Jacques Brel chiede aiuto al cantautore genovese, che traduce quattro canzoni del suo collega belga (tra esse "Ne me quitte pas", che diventa "Non andare via").

Ma la pronuncia italiana di Jacques è troppo improbabile, e il disco, già registrato, non viene pubblicato. E intanto Paoli scopre e lancia altri artisti: come Lucio Dalla, clarinettista jazz, del quale produce il primo disco, o il refrattario Fabrizio De André, che Gino "costringe" con la forza a cantare con lui al Circolo della Stampa genovese.

Capita anche che gli interpreti più disparati si "impadroniscano" del canzoniere paoliano: mostri sacri degli anni 50 come Claudio Villa, Carla Boni, Jula De Palma, Joe Sentieri, cantanti lirici come Anna Moffo, attrici come Lea Massari e Catherine Spaak, protagonisti dagli anni 60 come Umberto Bindi, Luigi Tenco, Rita Pavone, Gianni Morandi, Pino Donaggio, Tony Renis, Tony Dallara.

July 25

FABRIZIO DE ANDRE'

 

 

FABRIZIO DE ANDRE’:

 

 

Da vecchio rimarrò solo": l’aveva scoperto, diceva, grazie alla sua passione per l’astrologia. Ma le stelle gli avevano mentito. Non era vecchio, Fabrizio De André, coi suoi 58 anni. E, almeno , non era solo quando il tumore se l’è portato via. A stringergli forte la mano c’era la moglie Dori Ghezzi, c’era il figlio Cristiano, c’era la figlia Luvi. C’era la famiglia, il bene più prezioso per l’ex maledetto, il poeta anarchico, una delle persone più libere di cui ci ricorderemo. Le sue canzoni ci parlavano di prostitute, di delinquenti, di handicappati: di emarginati, di gente apparentemente "brutta, sporca e cattiva", in cui però lui sapeva scorgere la luce. "Dai diamanti non nasce niente/ dal letame nascono i fior", ripeteva. Sempre dalla parte dei perdenti, sempre tollerante. Una tolleranza che aveva iscritta nei cromosomi, forse respirata dalla sua città. "Genova", spiegava, "è stata multirazziale sin dal medioevo. Già cinque secoli fa non si faceva caso se uno portava il turbante. E’ nata e cresciuta nel rispetto delle varie religioni".

Lui, che conosceva la realtà dei carrugi e dell’angiporto, veniva in realtà da una famiglia altoborghese: da un padre vicesindaco e dirigente dell’Eridania. Ma nel sangue portava anche la ribellione.

Guardiamolo in prima elementare, per esempio. I genitori lo iscrivono dalle suore, alle Marcelline: in pochi giorni lui le ribattezza le "Porcelline". In seconda i suoi si arrendono: lo mandano alla scuola pubblica. Ma non è che qualche preghiera in meno faccia aumentare il rendimento: malgrado venga pungolato dal fratello maggiore, Mauro (futuro consulente di Raul Gardini, morirà appena cinquantenne), continua a studiare pochissimo.

"A 13 anni ho conosciuto un giro di ragazzine: erano figlie di puttana, nel senso che le loro madri facevano quel mestiere. C’erano delle feste, io ci andavo con i miei amici e quegli incontri finivano regolarmente in gloria. Insomma, a quell’età conoscevo la vita molto più di mio fratello, che aveva quattro anni più di me. Solo che a scuola lui prendeva nove, io tre…".

Insofferente a qualsiasi disciplina, si rivela all’inizio un disastro anche con la musica. Non tanto perché non è intonatissimo ("solo col tempo e l’educazione sono riuscito a migliorare"), ma perché marina le lezioni di violino per andare a mangiare cavolini alla panna. Va meglio con un nuovo maestro, Alexandro Jiraldo, che gli insegna le canzoni sudamericane senza annoiarlo.

Non ne vuole sapere di studiare Fabrizio, però legge. Eccome. "Quand’ero ragazzo la letteratura ha avuto la funzione del nonno che non ho mai avuto: avevo bisogno di qualcuno più grande di me, che mi raccontasse delle storie. Flaubert, Balzac, Maupassant, Dostoevskij", ricordava, lui che per le sue canzoni tante volte si è ispirato agli scrittori, da Cecco Angiolieri a Baudelaire ed Edgar Lee Master con l’Antologia di Spoon River.

Leggeva , dunque, tra una bravata e l’altra. "Da bambino tiravo pezzi di cacca di piccione nelle pentole di latte che i vicini tenevano al fresco, sul balcone. A volte, all’alba, Paolo Villaggio ed io andavamo a bussare alle camere di un grand hotel di piazza Principe, svegliando i clienti col grido: "tutti nell’atrio per il sorteggio". A sedici anni, poi, in montagna sfondai la porta di una chiesa: era notte e mi misi a far l’amore su una panca, con la ragazza che volevo sposare. A mio padre costò una cifra convincere il parroco a ritirare la denuncia".

Il padre, con cui si sono immaginati mille conflitti, visto che non lo citava mai…

"Ne ho parlato raramente perché nessuno me lo ha mai chiesto", aveva spiegato, spiazzando molti. "In realtà è sempre stato presente nella mia vita, e negli ultimi anni [Giuseppe De André è morto nel 1985] eravamo diventati parecchio amici. Nonostante una certa fama di durezza, mi ha sempre aiutato. Quando me ne sono andato di casa, a 18 anni, ha saputo (presumo da mia madre)

che ero in difficoltà economiche e mi ha procurato il lavoro di segretario presso un istituto privato. L’ho fatto, credo per due anni".

Intanto componeva, suonava in un locale, tentava di laurearsi in giurisprudenza (si è arreso dopo aver dato ben 18 esami). E poi, e poi… arriva Mina, canta la sua CANZONE DI MARINELLA E’ la svolta.

"Di colpo guadagnai tanto da lasciare la scuola e diventare musicista a tempo pieno. Quell’anno, il 1968, ebbi ben due album in classifica. Mina voleva portarmi in tournèe, ma io dissi no, il pubblico mi terrorizzava. Per convincermi gli impresari mi offrivano lo stesso cachet di Aznavour: riuscii a resistere sino al ‘75".

Teatro del suo "cedimento" è la mitica Bussola di Viareggio. Prima si esibisce un comico sconosciuto, di Genova come lui e suo grande amico sino alla fine: Beppe Grillo. Si rimedia qualche fischio finché, con spaventoso ritardo, sul palco arriva un terrorizzato Fabrizio. A spingerlo (letteralmente) in scena è un altro amico, Marco Ferreri.

E’ in quell’occasione che per la prima volta viene fotografato con Dori Ghezzi, e si arrabbia: non è ancora separato dalla prima moglie, Enrica, che gli ha dato Cristiano.

 

 

Ma ora lasciamo la parola a Dori, che così qualche tempo fa ci ha raccontato la loro grande storia d’amore.

"Ci era capitato di incontrarci in diverse occasioni: due saluti, ed era finita lì. Poi, nel Marzo del 1974, c’è stato l’incontro fatale. Stavamo registrando in due diverse sale dello stesso studio: lui Canzoni, io il mio primo album da solista senza Wess. Cosa mi ha colpito? Be’, uno in genere pensa che Fabrizio sia una persona che ti può solo soffocare, uno che quando stai con lui devi solo stare zitta, ad ascoltarlo. Invece da subito mi ha fatto sentire "pensante", importante. Finalmente mi sono detta: "Esisto"".

"Dalla prima telefonata, dalla prima chiacchierata, mi parlava come se ci conoscessimo da sempre. Non è uno che fa cadere dall’alto le cose, che sta su un piedistallo… Ha molto rispetto, vuole capire le persone. Al contrario di tanti intellettuali che non lasciano mai spazi agli altri e non fanno niente per comprendere: Fabrizio non è mai stato così con nessuno. Nel giro di pochi giorni ci siamo "incollati" 24 ore su 24 e abbiamo deciso di vivere insieme".

"All’inizio abitavamo nei residence, in albergo. Finché non abbiamo deciso di metter su casa in Sardegna. Perché abbiamo scoperto che avevamo tutti e due questa voglia di verde. Fabrizio, figlio di torinesi trasferiti a Genova, per lunghi periodi nella sua infanzia (e soprattutto nel periodo della guerra), ha vissuto in campagna. Quando la famiglia è tornata in città, il distacco dai campi è stato quasi traumatico per lui. E da allora ha giurato a se stesso che ci sarebbe tornato, prima o poi. Anch’io avevo vissuto qualcosa di simile: i miei genitori, milanesi, si erano trasferiti in Brianza e i miei primi anni li ho vissuti lì. Il suo desiderio di cambiamento ha trovato una risposta in me".

E non soltanto quella: secondo Villaggio, Fabrizio deve a Dori se non è finito in una soffitta solo e alcolizzato…

"Forse Paolo ha esagerato, ma credo sia evidente che lui abbia trovato in me il suo equilibrio. Siamo cambiati moltissimo, in questi anni. Fabrizio aveva bisogno della sicurezza di una famiglia, che gli desse stabilità. Ha sentito la necessità di mettere radici".

"Senza di lei sarei forse morto: di amarezza, di alcool, di autodistruzione, di pessimismo, di dolore", confermava in una splendida dichiarazione d’amore a mezzo stampa lo stesso De André. "Dori è una fonte perenne di creatività, ottimismo, positività. L’ho sposata dopo quasi vent’anni, ma c’eravamo già sposati all’addiaccio del supramonte. Una comunione a occhi chiusi. Vivere fianco a fianco per 24 ore al giorno, legati. Nessuno conosce l’altro come ci conosciamo noi".

Già, il sequestro. Quattro mesi passati in mano ai rapitori, nel 1979. Poi la liberazione, dietro il pagamento di un riscatto di 600 milioni. Chissà quante volte è tornato nei loro incubi…

"Noi abbiamo cercato di non lasciarci segnare. Io ho continuato a viaggiare in macchina da sola in Sardegna, per dirne una. Ci sono persone che hanno mitizzato il proprio rapimento perché magari con quello sono diventati popolari. Invece ho cercato di far dimenticare alla gente che sono un’ex sequestrata".

"Al processo abbiamo perdonato i carcerieri", aggiungeva lui. "Dopo tutto, non veniva lasciato loro altro modo per mantenere le famiglie. Ma non ho perdonato i mandanti [un assessore e un veterinario]".

Ad aspettarli, alla fine della prigionia, c’è Luisa Vittoria, per tutti: Luvi. "Non abbiamo deciso di averla, è arrivata", ci ha raccontato Dori. "Per Fabrizio è stato un po’ più difficile da accettare, anche se il nostro rapporto ormai era da anni alla luce del sole. Io ho deciso subito che volevo tenermi questa figlia. E’ nata il 30 Novembre 1977 in Sardegna all’ospedale di Tempio Pausania. Oggi si adorano, lei si confida più con lui che con me".

De André a poco a poco cambia. Alla morte del padre, nell’85, smette anche di bere: gliel’ha promesso, e lui le promesse le mantiene. Ormai andava solo ad acqua minerale, erano finiti i tempi in cui si era guadagnato il soprannome di E.Til. Solo quando era di ottimo umore i suoi musicisti lo hanno visto assaggiare un goccio di vino dal bicchiere di Dori. Continuava però a fumare, per la disperazione della moglie: "Le sigarette sono l’unico motivo di piccole discussioni tra di noi", ci aveva detto la Ghezzi.

Un dettaglio, in un’unione perfetta. Un’unione casa-lavoro: nell’ultima tournèe aveva voluto al fianco lei e, sul palco, la figlia come corista e il figlio come musicista. Il 24 Agosto però non c’è l’ha fatta più e ha dovuto interrompere i concerti. Fabrizio era consumato dal male. Ma non si è mai arreso: tre giorni prima di morire stava lavorando al montaggio dello spettacolo da mandare in Tv.

Stava anche preparando un nuovo disco assieme al compositore americano, e suo direttore musicale, Mark Harris. Purtroppo non aveva ancora inciso alcun pezzo. Quelli di De André erano tempi lunghi. Il lavoro sarebbe stato forse pronto per il 2000 o il 2001. Molte canzoni erano già a buon punto: testi di De André e musiche di Harris. Doveva essere un disco importante in cui pensavano di coinvolgere anche degli amici come Mauro Pagani e il genio della dodecafonia Luciano Berio.

Fino all’ultimo è rimasto uno spirito libero. Un esempio piccolo, ma significativo: mentre suoi tanti colleghi non ammetterebbero neanche sotto tortura di avere letto una pagina, lui (che conosceva a memoria i classici) citava lo scrittore amato dalla New Age Paulo Coehlo. "Penso che in qualunque periodo storico possano definirsi "salvi" quegli uomini che con la tenacia abbiano voluto, come dice appunto Coehlo, perseguire il fine della propria leggenda. Il che vuol dire con parole più semplici, non lasciarci deviare dallo scopo di rassomigliare a se stessi o, se si preferisce, dallo scopo cui ci sentiamo di essere destinati".

E lui, non c’è dubbio, è stato fedele alla sua leggenda.

 

July 22

FRED

 

UN’ESTATE INDIMENTICABILE

Agosto 1972

Avevo 22 anni e con il mio quintetto (le vecchie volpi) suonavo alle “Rocce rosse” del Lloyds Baia Hotel di Vietri sul mare.

Un night che all’epoca aveva il piacere di ospitare ogni estate artisti di rilievo come Bruno Martino, Peppino Di Capri, Renato Carosone e via dicendo.

Quell’anno fu la volta di Fred Buongusto, autore di canzoni intramontabili come: “Una rotonda sul mare”, “Tre settimane da raccontare”, “Frida” e fra le altre quella che state ascoltanto nella mia indegna interpretazione: “Balliamo”.

Il caso volle che, in quella settimana di permanenza, il suo bassista aveva avuto un’incidente, e mi venne chiesto di occupare il suo posto in quel breve periodo.

Conoscevo bene tutte le sue canzoni (molte delle quali facevano parte del mio repertorio) e dopo poche prove, non ebbi difficoltà a sostituirlo!

Potete immaginare la mia eccitazione: Suonare con Fred Buongusto, che sballo ragazzi!

divenuto Fred per il pubblico fin dagli inizi della carriera negli anni '50, aveva sempre respinto l'idea che il pubblico lo amava soltanto perchè cantava canzoni d'amore: "La carta vincente è la mia faccia, la mia personalità", mi disse una sera a cena. "Chi viene a sentirmi me lo legge in fronte che da ragazzo soffrivo perchè non trovavo un rapporto felice".

Fu una settimana davvero indimenticabile, con annessi e connessi…….eheheh

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GRAZIE FRED!

July 11

CANZONI DEL PASSATO

OMAGGIO A BRUNO MARTINO

 

 

Chi oggi non ha superato diversi...'anta' e non conosce un pò di jazz moderno difficilmente può
apprezzare pienamente la musica di Bruno Martino, raffinata,intrigante e modernissima tuttora.
Nell'estate del 1971, in vacanza a Riccione, mi recai in compagnia di amici (e amiche) amanti
di Nat King Cole,Jerry Mulligan,etc., al "Saviolino" che allora era, insiema alla "Bussola" di
Focette, il ritrovo degli appassionati di un genere di musica molto vicina al jazz.
Il quintetto di Bruno (che in seguito conobbi personalmente 3 anni prima della sua scomparsa) era perfetto cosi' come l'impianto;
molti clienti preferivano ascoltare musica e canzoni invece di ballare ; atmosfere estremamente
godibili e forse irripetibili ! Grazie al jazz ma anche a Bruno Martino: indimenticabile!

 

July 06

SONO TORNATO

 
SONO TORNATO
(purtroppo)
***
Volete sapere come è andata?
BENISSIMO!
hahaha
ma non vi dico altro:
Solo due foto significative:
 

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Appena arrivato a Milano.

 

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Triste perchè devo tornare a Salerno.

***

E la vita continua.......

***

Comunque:

UN SORRISO E UN GRANDE ABBRACCIO A TUTTI!

July 03

SALUTI

Sapessi com'e' strano

sentirsi innamorati

a Milano.

Sapessi com'e' strano

darsi appuntamento

a Milano.

In piazza o in galleria,

che pazzia.

Eppure,

in questo posto impossibile

tu mi hai detto ti amo,

io ti ho detto ti amo

ti amo

 

DA MILANO CON AMORE:

UN SORRISO, UN ABBRACCIO E TANTI BACIOTTONI

WALTER & GIULIA

 
June 30

QUANDO CE VO' CE VO'

countdown

Sarà Sabrina Ferilli, il prossimo 15 luglio, ad aprire la 36a edizione del Giffoni Film Festival, l'unico evento al mondo dedicato interamente al cinema per ragazzi.

Dopo le oltre 100.000 presenze dello scorso anno e il crescente interesse a livello internazionale, il Festival promette un’edizione ricca di anteprime, ospiti illustri, incontri e confronti, teatro e musica.

Marco Liorni condurrà una striscia quotidiana, in onda su Canale 5 dal 15 al 22 luglio alle 13.30, subito dopo il TG5, in cui verranno riassunti i momenti più salienti di ogni giornata.

*******

Vi chiederete cosa centra il countdown con questo evento, ebbene ve lo spiego:

Come molti sapranno lavoro come maitre di sala, e guarda caso il mio lavoro lo esplico proprio in questa cittadina vicino Salerno, dove durante il mese di luglio ed agosto la ristorazione assume proporzioni gigantesche.

Quindi prima di affrontare questo tour de force, mi concedo qualche giorno di riposo.

E indovinate dove vado?

Domanda inutile?

Ebbene si…..domenica vado a Milano a trovare la mia dolce metà, anche se solo per pochi giorni. Ma sempre meglio che niente no?

E tra una “……..” e l’altra hahahaha (non fate cattivi pensieri cattivoni) cercherò anche di farvi visita. Nel frattempo fate i bravi e ci risentiamo giovedì!

Si parte.......

UN SORRISO E UN GRANDE ABBRACCIO A TUTTI!

e come diciamo a Salerno:

nun' v'azzuppat' o pane 

 

 

 

 

 
June 27

OTTIMISMO

L’OTTIMISMO GUARISCE

Tutti noi abbiamo sperimentato fin da piccoli una serie di stati d'animo negativi, come la gelosia, la rabbia, l'invidia ; ne sa qualcosa chi è cresciuto con fratelli o sorelle. Personalmente, ritengo che concetti come "l'amore fraterno" o "la giovinezza è il periodo più bello della vita" divengano discutibili se analizzati sul banco del realismo , della reale conoscenza e dell'osservazione disincantata dei problemi relativi al crescere. Io non baratterei assolutamente i miei 55 anni con i miei 16 anni. Se già i bambini e i giovani sperimentano i sentimenti negativi e le difficoltà dell'infanzia e dell'adolescenza, secondo me il mondo degli adulti deve cercare di fornire esempi positivi per il proprio bene e per il bene delle generazioni che seguono. Il mondo scientifico fornisce prove continue del fatto che un atteggiamento positivo può influenzare le capacità della mente di agire sul sistema immunitario. Ci sono ricercatori convinti del fatto che il pessimismo può essere una fonte di stress.Quando le disgrazie o gli eventi negativi ci colpiscono bisogna evitare di lasciarsi andare cadendo nella disperazione e nel fatalismo : è molto più costruttivo capire come tutto faccia parte di una globalità più ampia che comprende anche momenti di serenità e di soddisfazione. Senza fare come Bertoldo ( o era Bertoldino?) che gioiva faticando in salita perché poi ci sarebbe stata la discesa, dobbiamo pensare al dolore e al sacrificio come ad un'occasione per apprezzare gli aspetti positivi della vita. Una malattia che costringe ad abbandonare ritmi di lavoro intensi e responsabilità notevoli può comunque portare a dare più peso agli affetti ed ai valori della famiglia.

 

 Ridere è un rimedio efficace nei confronti dello stress!

 

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P.S.

IL BLOG DI GIULIA E' DI NUOVO OPERATIVO.

QUINDI VI ASPETTA E TEMPO PERMETTENDO VERRA' A VISITARVI TUTTI!

 

 

 

MENO 2

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